Aspettando Twin Peaks: Mulholland Drive e il Nastro di Möbius

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Abbiamo parlato di Inland Empire, l’ultima testimonianza diretta del Cinema di Lynch, nell’attesa che ritorni sul piccolo schermo con Twin Peaks; adesso andiamo ancora più a ritroso per parlare di un altro lungometraggio che ha fatto la storia del Cinema: Mulholland Drive.
Ricordando sempre che nei film di Lynch il Sogno E’ la Realtà e viceversa, questo film del regista del Montana nasce come episodio pilota di una serie tv attorno al 2001; l’ABC, che aveva acquistato i diritti per questa serie, non si ritenne soddisfatta e Lynch allora montò l’episodio come un vero e proprio lungometraggio con una conclusione vera e propria.

Nasce quindi Mulholland Drive, storia di un’attrice (ancora un’attrice, ancora bionda, Lynch sembra ricordare Hitchcock nelle sue ossessioni), che prova a sfondare a Hollywood ma che nel suo cammino incontrerà un paio di sorprese e diversi colpi di scena; dunque una nuova storia su una donna in pericolo, anzi almeno due come vedremo durante il film.

Dobbiamo quindi ricordare l’assioma fondamentale di questo Cinema di Lynch, ovvero che questo lungometraggio, come altri di Lynch, non ha una dimensione spazio-temporale definita: è un Cinema fatto di sensazioni, di immagini alle quali ognuno di noi può provare a dare un significato, un senso compiuto (e in questo lo stesso Lynch ci viene incontro, più avanti vedremo come). E’ un Cinema fatto di illusioni, niente è ciò che sembra: viene anche spiegato durante la scena che si svolge al Club del Silencio.
Da questo punto di vista Mulholland Drive (ma anche Lost Highway e Inland Empire) seguono la teoria del Nastro di Möbius:

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Come potete vedere, questo nastro è circolare e ha due lati o facce, una interna e una esterna; tutto ciò può essere applicato a Mulholland Drive, dove, al netto di una serie circolari di eventi, troviamo anche due lati, uno interno e uno esterno, un po’ come Nikki/Sue in Inland Empire o Betty/Diane e Rita/Camilla in Mulholland Drive: oltre quindi al concetto di Sogno, Realtà, Inconscio, Illusione ecco che Lynch serve sul piatto un’altra fondamentale nozione: quella del Doppio, o versione alternativa o doppelganger.
Il doppio era presente in Twin Peaks (sempre nell’ultima puntata della seconda stagione, quando Cooper entra nella Loggia Nera e trova differenti versioni di sé), in Lost Highway (nel prossimo articolo lo sveleremo), in Inland Empire e anche in Mulholland Drive.

Il concetto di doppio nel Cinema di Lynch è dovuto probabilmente all’influenza proprio di Alfred Hitchcock e del suo capolavoro Vertigo, dove la protagonista (una donna bionda in pericolo, guarda caso) a una certo punto scompare e riappare causando domande al protagonista maschile: è veramente lei? Non è morta?

Domande simili si pongono gli spettatori che guardano il lungometraggio di Lynch, cercando una risposta a ciò che vedono, cercando di svelare il mistero di questo film a tinte noir, un film che è anche una critica proprio nei confronti di Hollywood e che vede nell’ultima mezz’ora di film una serie di immagini che minano le certezze più assolute.
Per risolvere l’enigma del film la versione americana e inglese del dvd di Mulholland Drive conteneva dieci domande, scritte dallo stesso Lynch:

1-Prestate particolare attenzione all’inizio del film: almeno due indizi sono rivelati prima dei titoli di testa.

2-Fate attenzione alle apparizioni della lampada rossa.

3-Riuscite a sentire il titolo del film per cui Adam Kesher sta cercando l’attrice principale? È menzionato di nuovo?

4-Un incidente è un avvenimento terribile… notate il luogo dell’incidente.

5-Chi dà una chiave? E perché?

6-Notate il vestito, il posacenere e la tazza.

7-Cosa si prova, si comprende e si ottiene al club Silencio?

8-Solo il talento ha aiutato Camilla?

9-Notate le circostanze in cui si vede l’uomo dietro il Winkies.

10-Dov’è la zia Ruth?

Chi volesse rivedere il film può farlo aiutandosi con queste dieci domande.
Chi invece non l’ha mai visto può iniziare con una prima visione e poi ritornare, sempre considerando che si troverà davanti a un lungometraggio non convenzionale, dove il tempo (e di conseguenza lo spazio) viene scandito in maniera completamente diversa rispetto a qualsiasi altro film. Inoltre, qualunque spiegazione lo spettatore fornirà a sé stesso o agli altri è una spiegazione (più o meno) esatta: ricordatelo.

Il concetto di illusione viene approfondito a partire dai titoli di testa del film (una serie di ballerini che danzano in uno sfondo fintissimo, alcuni ballano da soli altri sono dopppi di sé stessi) fino all’ultimo fotogramma. Quello che vediamo è quello che avviene e allo stesso tempo quello che potrebbe avvenire (nei sogni?) o avverrà. Non c’è una spiegazione razionale, ma si va avanti a intuito e sensazioni: si segue il fiuto, per questo ogni volta che rivediamo Mulholland Drive scopriamo nuovi dettagli, nuove sorprese che minano le nostre certezze: per questo motivo Mulholland Drive è un film così importante.

Le due teorie più importanti dicono che Diane stia sognando tutto, che si sia inventata nella sua testa una realtà alternativa dove lei è carina e gentile e dove si innamora di Rita, che nella realtà è stata una donna che ha amato, ma che poi ha perso, preferendole un regista.

Un’altra teoria molto affascinante è che Diane abbia stretto un patto con il diavolo e che “rivive” in maniera nuova una vicenda che però, rispetto alla realtà, finisce in maniera opposta: in questa realtà parallela è un’attrice di talento, in questa realtà parallela aiuta una donna senza passato e se ne innamora perdutamente. La scatola blu rappresenta l’elemento visivo del patto che ha stretto con forze oscure, forze che obbligano il regista Adam ha scegliere un’altra attrice, forze che spingono Rita tra le braccia di Betty.

Curiosità: anche qui troverete riferimenti a Twin Peaks: le attrici che interpretano Ronette Pulaski e Laura Palmer fanno un brevissimo cameo quando le due protagoniste entrano al Club Silencio) come possiamo vedere in quest’immagine:

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Ma in generale anche questo film si diverte a citare opere passate del regista del Montana come ad esempio la scatola BLU con la chiave BLU (chiaro riferimento a Blue Velvet).

La fotografia di Mulholland Drive, bellissima e delicata vero e proprio marchio di fabbrica del film, è curata da Peter Deming, mentre il montaggio, fondamentale, alla fedelissima di Lynch ovvero Mary Sweeney; musiche affidate ad Angelo Badalamenti.

Tra gli attori spiccano un’eccellente Naomi Watts, Laura Harring, Justin Theroux (che farà parte anche del cast di Inland Empire, nei panni di un attore) e Robert Forster.

PS Per chi poi volesse approfondire il discorso legato a questo capolavoro, consiglio questi link dove ci sono teorie, idee molto affascinanti legate al lungometraggio di Lynch: I Segreti Di Twin Peaks e I Cineuforici di cui ho riportato alcune interessanti teorie.

Antonio Soda

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2 risposte a “Aspettando Twin Peaks: Mulholland Drive e il Nastro di Möbius

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