Low, il capolavoro di David Bowie compie quarant’anni

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A.D. 1976, il Duca Bianco risiede a Los Angeles e vive un periodo fatto di droghe, paranoie e comparsate nel mondo del Cinema: recita per la prima volta nel film The Man Who Fell To Earth (L’uomo Che Cadde Sulla Terra) e, sempre nel 1976 pubblica Station To Station che ha dato vita al suo nuovo personaggio: The Thin White Duke, creando un suono che mixa rock, white soul e funky.

Logico quindi aspettarsi un cambiamento, l’ennesimo, per l’artista inglese che decide di disintossicarsi e di fuggire da quel parco giochi per tossici che è la Los Angeles degli anni Settanta. Non lo fa da solo; al suo fianco Bowie si ritrova Iggy Pop, anch’egli in fuga da demoni personali: in questo periodo, proprio per non farsi mancare nulla, l’ex Ziggy Stardust produce il fulminante esordio dell’Iguana: The Idiot al quale seguirà subito dopo Lust For Life sempre prodotto da Bowie.

La nuova base operativa di David Bowie, coadiuvato dal sempre fedele Tony Visconti, è Berlino (anche se Low nasce e viene concepito a Parigi, ricordiamolo): una capitale europea che sta provando a ricostruire le proprie fondamenta e a diventare fulcro non solo della Germania ma dell’Europa per artisti di ogni sorta; più avanti sia Nick Cave che gli U2 si recheranno in una Berlino completamente diversa per trovare ispirazione per i propri dischi, ma questa è un’altra storia.
In quel momento Berlino Ovest è una città divisa a metà, tagliata fuori dal mondo e incastrata dal blocco sovietico, un vero e proprio simbolo dell’Art Decade (come il titolo di un brano del LP). Della Germania Bowie capta subito il suono di gruppi come Neu!, Kraftwerk ma anche Can: suoni elettronici, suoni nuovi, distanti dal discorso basso-chitarra-batteria che inizia a star stretto al Nostro: è il krautrock.

Per rendere ancora più moderno e affascinante il suo nuovo sound, Bowie ingaggia Brian Eno come produttore: Eno è autore di una nuova tendenza musicale, la musica ambient che sposa appieno il discorso fatto da autori come Vangelis e Philip Glass, quest’ultimo è altra fonte di ispirazione per Low (che letteralmente vuol dire “basso profilo”). Brian Eno, con il suo stile rivoluzionario e coi suoi metodi che prevedono uso di computer (siamo pure sempre a fine anni Settanta) cambierà radicalmente il volto della musica popolare negli anni a venire; quella con Bowie è una collaborazione storica, ma non è la sola per il musicista britannico: nel corso della sua carriera infatti produrrà dischi storici di gente come Talking Heads, U2, Peter Gabriel.

Low segna un discorso inedito, affascinante, irripetibile, nella carriera di David Bowie: testi ridotti all’osso, spazio a brani strumentali di stampo elettronico (su tutte la splendida Warszawa che ispirerà a breve i Joy Division o Speed Of Life che apre il disco). Viene trattato il tema della depressione con ironia, come sfogo per chi sta provando a rialzarsi e a ripulirsi da droghe e eccessi vari, ricordiamo che in quel momento Bowie stava anche divorziando da sua moglie, il tutto viene raccontato con la solita ironia tagliente in Breaking Glass:

Baby
I’ve been
Breaking glass in your room again
Listen
Don’t look
At the carpet
I drew something awful on it
See
You’re such a wonderful person
But you got problems oh-oh-oh-oh
I’ll never touch you


Low
è un’opera d’arte, intriso di ironia, gioia ma anche voglia di andare avanti, l’LP supera il discorso stesso di disco musicale e apre a Bowie le porte dell’Olimpo musicale. Il disco esce ufficialmente il 15 Gennaio 1977 e in questi giorni viene celebrato accanto a un altro disco importantissimo; quel Station To Station che venne pubblicato invece il 23 Gennaio del 1976.
Ma torniamo a Low: una volta registrato, il disco viene mixato a Berlino; qui Bowie inizierà a scrivere, assieme al fidato duo Eno-Visconti, la seconda parte della sua personale “trilogia berlinese”.
Ma anche questa è un’altra storia.

Antonio Soda

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2 risposte a “Low, il capolavoro di David Bowie compie quarant’anni

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