Aspettando Twin Peaks: i dieci anni di Inland Empire, l’ultimo film di David Lynch

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Aspettando la fatidica data del 21 Maggio 2017, quando andranno in onda i primi due episodi della terza stagione di Twin Peaks, molte sono le domande che si pongono i fan della serie e quelli di Lynch: sarà ancora una serie in grado di far parlare di sé nonostante venticinque e passa anni?
Avrà ancora quel taglio un po’ naif, un po’ orrorifico, un po’ da commedia o sarà completamente stravolto?
Cosa è accaduto a Dale Cooper?

Per rispondere a queste ed altre domande e capire lo stato dell’arte del regista americano, basti vedere cosa ha prodotto Lynch negli ultimi anni in modo da avere almeno dei riferimenti; in realtà il regista statunitense ha fatto pochissimo a dire il vero. L’ultimo suo film risale ormai a dieci anni fa ed è il chiacchieratissimo, amatissimo ed odiatissimo Inland Empire uscito in Italia il 9 Febbraio 2007.

Fermo restando che “capire” Lynch (specie nella sua ultima fase) è impresa ardua, praticamente impossibile, va fatta un considerazione: quando vi approcciate a film come Lost Highway, Mulholland Drive o Inland Empire, dovete considerare che Realtà, Sogno, Visione, Inconscio, Incubo sono tutti sullo stesso piano e seguono lo stesso filo un po’ come in  di Federico Fellini.
Non c’è distinzione nel Cinema di Lynch tra Vero e Falso; fanno entrambi parte dello stesso gioco: la “normale” visione della vita, il “normale” filo temporale è spezzato.

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Questa teoria trova conferma anche nell’ultima puntata della seconda stagione di Twin Peaks quando Cooper entra nella Loggia Nera e trova sé stesso diverse volte, trova Cooper che è già entrato nella Loggia Nera e trova Laura Palmer, Leland Palmer, BOB, il nano e diverse altre visioni di sé, alla faccia dei riferimenti spazio-temporali. Non solo. La Loggia Nera è esattamente uguale a quella che aveva sognato…la Realtà E’ il Sogno e tutto accade nello stesso momento.

Tenendo ben saldo questo approccio, Inland Empire è la storia di Nikki Grace, attrice hollywoodiana che viene ingaggiata per un ruolo nel film On High In Blue Tomorrows. Una volta ingaggiata, l’attrice scopre che in realtà il film è un remake e che la prima versione del film non fu mai terminata, in quanto gli attori vennero uccisi dalla malavita.

A questo punto inizia il “trip” vero e proprio nella mente tormentata di Nikki; quella che vediamo è realmente Nikki o è il suo alter ego Sue Blue, la protagonista di On High In Blue Tomorrows? Sono i suoi sogni, i suoi incubi, le sue premonizioni o è la sua vita “vera”?
E’ lei la persona che fa colazione col marito o colei che racconta storie di violenza a un signore grassoccio con gli occhiali, stringendo un cacciavite in mano? Ovviamente non c’è risposta, cioè non c’è UNA sola risposta logica, fredda, definitiva che possa spiegare quanto si vede: le immagini sommergono come una cascata lo spettatore e sono un flusso di coscienza che non ha mai termine. Si alternano momenti paranoici, da incubo ad altri veramente spaventosi e deliranti (…e chissà che Lynch non prosegua almeno in piccola parte su questa rotta per la nuova stagione di Twin Peaks!).

Con Inland Empire Lynch prova a “descrivere” la mente, i suoi eccessi, le sue visioni, le sue forzature. Non è una banale storia, ma è un “trip” dentro un labirinto: la mente della protagonista. E’ un dialogo di notte al telefono con l’assurdo. Al termine della pellicola c’è poco da capire; il finale non spiega nulla di quanto visto in tre ore di pellicola digitale; è un’opera da vedere e rivedere, scoprendo sensazioni (perché di questo è fatto il Cinema di Lynch, di sensazioni) e provandone di nuove.

Tecnicamente il film è il primo e unico lungometraggio girato interamente in digitale; la colonna sonora, questa volta non è affidata ad Angelo Badalamenti ma ci sono brani dello stesso Lynch, di Beck e di Nina Simone. A proposito, siamo abituati a pensare al Cinema Classico che usa musiche “forti” nei momenti di tensione, e musiche rilassanti nei momenti dolci o romantici; anche in questo caso il regista del Montana stravolge i canoni, usando musiche differenti in momenti da incubo e la scena in cui il gruppo di donne balla At Last di Etta James mentre Nikki/Sue è attonita vale più di mille parole.

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Nel cast compare una sontuosa Laura Dern, da sempre musa di Lynch (ci sarà anche lei in Twin Peaks e non vediamo l’ora) che qui ci regala una prova assolutamente di valore.
Le riprese, a volte sfuocate, mostrano spessissimo il volto dei protagonisti che coprono di taglio l’intera inquadratura, tutto questo per rimarcare quel senso clastrofobico ben presente in Inland Empire reso possibile anche dai continui corridoi strettissimi e da porte aperte di continuo; l’uso di luci naturali lo fa sembrare un dramma distante dalle luci della ribalta di Hollywood.

Inland Empire è l’ultimo film di David Lynch, fare di meglio e di più era francamente impossibile e questo il regista di Missoula lo sa benissimo, tant’è che dopo quest’opera ha abbandonato il Cinema, dirigendo un concerto dei Duran Duran nel 2011, un videoclip dei Nine Inch Nails nel 2013 e collaborando con Angelo Badalamenti in un progetto di musica elettronica.

Inland Empire resta (per ora) il suo testamento, aspettando la terza stagione di Twin Peaks e sperando di trovare nella terza stagione frammenti o riferimenti alle sue ultime opere che sicuramente non mancheranno.
Nel frattempo ogni settimana verrà pubblicata una recensione su un film di Lynch, a ritroso, per cercare di comprendere al meglio un regista stratosferico, delirante e geniale.

Antonio Soda

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6 risposte a “Aspettando Twin Peaks: i dieci anni di Inland Empire, l’ultimo film di David Lynch

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